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  1 . La poligenesi dello stato assoluto.
  
  Da:  F.  Hartung-R.  Mousnier,  Quelques  problmes  concernant   la
monarchie  absolue,  in "Decimo  Congresso Internazionale  di  Scienze
Storiche", Roma, 1955 (Relazioni, quarto, Sansoni, Firenze, 1955).
     
         L'interpretazione   classica  dell'assolutismo,   rifacendosi
         agli  scritti  di  Marx  e  di Engels  che  pongono  i  fatti
         economici  alla base delle trasformazioni politiche,  collega
         la  nascita  dello stato assoluto alla lotta  di  classe  tra
         nobilt  e  borghesia.  Si tratta di  un'interpretazione  che
         coglie un processo storico reale, ma che, da sola, non  basta
         a  chiarire  tutti  gli aspetti tipici del fenomeno,  la  cui
         genesi  fu il risultato di vari fattori. Nel seguente  passo,
         tratto  da  uno  scritto di due storici -  il  tedesco  Fritz
         Hartung   e  il  francese  Roland  Mousnier  -,  ne   vengono
         evidenziati  alcuni:  la  guerra  contro  lo  straniero,   la
         conseguente  necessit di mantenere un esercito permanente  e
         di   introdurre  un  prelievo  sistematico   di   tasse,   la
         diffusione  del  sentimento nazionale, talvolta  strettamente
         unito a quello religioso.
     
Alcuni   pensano   che  il  fattore  preponderante  dell'esistenza   e
dell'evoluzione della monarchia assoluta sia stato la lotta di  classe
tra  la  borghesia e la nobilt. Contro i feudali, i re  si  sarebbero
appoggiati alla classe in ascesa dei borghesi, dapprima maestri  delle
corporazioni,  poi mercanti-negozianti. Il re avrebbe  aiutato  questa
classe  ad  elevarsi. Quando si sarebbe realizzato un certo equilibrio
di  forze  tra  la  borghesia e la nobilt, allora  sarebbe  sorta  la
monarchia  assoluta, il re essendo arbitro tra le classi. Poi,  quando
la  borghesia,  continuando ad accrescersi in numero e  in  ricchezza,
l'ebbe  vinta  sulla  nobilt e divenne la classe preponderante,  essa
avrebbe allora imposto al re una divisione del potere, e avrebbe avuto
luogo il passaggio alla monarchia temperata, parlamentare e borghese.
     Certamente,  non bisogna mai trascurare la lotta delle  classi  e
vi    molto  di vero in questo schema. Ma esso sarebbe, tutt'al  pi,
valido  per le monarchie dell'Europa occidentale. Nell'Europa  all'est
dell'Elba,  se si trova pure una lotta di classi, questa   del  tutto
diversa. Nel Brandeburgo-Prussia, gli Hohenzollern sono riusciti a far
trionfare  l'assolutismo soltanto sacrificando le citt  alla  nobilt
terriera  e  identificando gli interessi di questa classe  con  quelli
dello  Stato incarnato nel re. In Russia, fu da un lato con  l'opporre
agli  aristocratici una classe di "servitori" o pomitchik, dall'altro
con  l'opporre la classe nobile alla classe contadina, che Ivan terzo,
Basilio   terzo,  Ivan  quarto  il  Terribile  divennero  dei  sovrani
assoluti.  La  lotta delle classi  del resto soltanto uno  dei  mezzi
impiegati   dai   principi.   Considerarla   esclusivamente,   sarebbe
trascurare altri fattori, dei quali nulla ci dice che siano stati meno
importanti.
     E'   dunque  un  complesso  di  fattori,  sempre  mobile,  sempre
mutevole, sempre in cammino verso un equilibrio che sfugge sempre, che
bisognerebbe esaminare. [...]
     La  guerra  contro  lo  straniero  stata un  fattore  essenziale
dello  sviluppo della monarchia assoluta. Con il suo prolungarsi  essa
ha  permesso  ai  sovrani  di mantenere un esercito  permanente  e  di
riscuotere  alcune imposte senza pi occuparsi del consenso  dei  loro
sudditi. Cos, in Francia, fu nel corso della guerra dei Cent'anni che
Carlo settimo fece il passo decisivo, quando i Francesi furono stanchi
di  inviare  agli  Stati  [gli Stati Generali, assemblea  formata  dai
rappresentanti  della  nobilt, del  clero  e  del  terzo  stato]  dei
deputati  che, data l'imperiosa necessit, non potevano fare altro  se
non  dare  automaticamente il loro assenso all'imposta. Fu  nel  corso
della  guerra  dei  Trent'anni, dopo il 1631, che  l'Elettore  Giorgio
Guglielmo  [della casata degli Hohenzollern, margravi del Brandeburgo,
cui  spettava,  insieme ad altri principi, l'elezione dell'imperatore]
cominci   a   riscuotere  l'imposta  con  atti  esecutivi   militari,
sull'esempio degli
     
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     Svedesi, anzich domandarla agli Stati. La guerra tra la  Polonia
e  la  Svezia, alla quale partecip attivamente dal 1655,  fu  per  il
Grande  Elettore Federico Guglielmo l'occasione per rendere definitivo
il  costume  di riscuotere delle imposte praticamente di  sua  propria
autorit   e   per   creare  una  burocrazia   militare   che   impose
l'assolutismo.  Il  pericolo  esterno  sotto  ogni  forma,   la   cura
dell'indipendenza del principe e del paese - il che  era  praticamente
la  stessa cosa - non ha del resto avuto sempre un grande posto  nelle
origini e nello sviluppo delle monarchie assolute? Non  per difendere
l'indipendenza  del principe nei confronti del papa e  dell'imperatore
che  i  legisti di ogni principato hanno ripreso dal diritto romano  e
trasferito  al  principe,  fin dal secolo diciottesimo,  l'idea  della
sovranit?  Non    la  cura dell'indipendenza della  nazione  che  ha
contribuito  a far sostenere la sovranit del re da parte dei  teorici
fino al secolo diciottesimo?
     Lo  sviluppo  del  sentimento nazionale,  qualunque  sia  la  sua
origine,  fu  pure un aiuto potente per il principe che  incarnava  la
nazione. Questo aiuto fu tanto pi grande quanto pi, in alcuni paesi,
esso  procedette di conserva con il sentimento di una missione che  la
nazione  aveva  da  assolvere e il cui compimento il  principe  doveva
dirigere.  In  Francia,  gli  umanisti  [...]  proclamano  il  primato
francese.  Indicano  la Francia come nazione egemone,  missionaria  di
idee,  che  fa  delle conquiste per recare ai popoli la libert  e  la
civilt.  E  questa patria fa tutt'uno con il suo  re,  il  cui  cuore
riceve il movimento da Dio che lo guida. In Russia, gli zar, dopo Ivan
terzo,  incarnano  la  resistenza cristiana e nazionale  all'infedele,
agente del diavolo. La Russia, la sola attaccata alla vera fede,   un
paese sacro, la "Santa Russia". Il popolo russo, "novello Israele",  
eletto da Dio per avere il primato su tutti i popoli cristiani e farvi
trionfare  il  regno  del  Cristo. Il sovrano  di  Mosca,  capo  della
crociata,  erede dell'essenza divina degli imperatori bizantini,  unto
di  Dio,  risponde dei suoi atti solo davanti a Dio. Opporsi alla  sua
volont  un peccato; tutti gli devono obbedienza. [...]
     Il   Cattolicesimo  rinnovato  del  Concilio  di  Trento,   [...]
persuaso  della  illimitata  potenza della volont  umana  fortificata
dalla  grazia,  e  che insist sulla sovranit  di  Dio,  fu  pure  un
ausiliario del principe, immagine di Dio e superuomo. Al contrario  il
Protestantesimo,  che  crede  la  natura  dell'uomo  irrimediabilmente
viziata,  la  sua  volont un trastullo della  concupiscenza,  la  sua
ragione  una  derisione;  che vede nella Bibbia  innumerevoli  sovrani
cadere nel peccato, nell'accecamento e nell'errore, e Dio chiamare dei
pastori per rimetterli in sesto e guidare Israele - il Protestantesimo
suscit, in generale, serie opposizioni alla monarchia assoluta,  come
  evidente presso i puritani di Inghilterra e i calvinisti dei  Paesi
Bassi.  Lo  stesso avvenne per il Giansenismo, che, avendo  la  stessa
psicologia,  demol l'eroe, il superuomo, il semidio, al quale  non  
pi   possibile  credere.  Tuttavia,  il  Luteranesimo  favor  spesso
l'assolutismo,  poich  Lutero aveva ripreso l'idea  di  sant'Agostino
che,  l'uomo essendo irrimediabilmente macchiato e questo basso  mondo
irrimediabilmente corrotto, bisognava lasciare la cura di governare la
societ  al principe che solo con un pugno di ferro potrebbe contenere
i  cattivi.  [...] Il Protestantesimo divenne pure un elemento  ostile
alla  monarchia  assoluta nella misura in cui favor  lo  slancio  del
capitalismo,   fece  considerare  la  soddisfazione  degli   interessi
individuali  dei  mercanti e dei proprietari come una  risposta  a  un
appello  di Dio, allorch la monarchia assoluta tendeva a far  passare
l'interesse della comunit innanzi agli interessi individuali.
